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| L’investimento
immobiliare costituisce la forma più tradizionale di investimento
finalizzato alla rendita ed alla conservazione del risparmio familiare. |
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Tra
i motivi che hanno contribuito a concentrare sull'investimento immobiliare
una consistente parte dei risparmi degli italiani sicuramente un peso
rilevante spetta al progressivo aumento dei valori immobiliari che ha
accompagnato negli ultimi decenni, consolidandola, la crescita economica
nazionale.
Aumento
che si è ormai impresso nella memoria collettiva, divenendo quasi
luogo comune.....
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Questo
non significa assolutamente che quanto è successo in passato debba
necessariamente ripetersi in futuro. Tutti ovviamente ce lo auguriamo.
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Ma l'atteggiamento
di assoluta prudenza e soprattutto la fuga dai luoghi comuni dovrebbe
animare ogni saggio investitore.
Anche
in Italia negli ultimi decenni, limitatamente ad alcune aree del territorio
o per alcune tipologie immobiliari, anche per lunghi periodi, si è
assistito ad una depressione delle quotazioni.
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| Non si
deve inoltre dimenticare l'esperienza del Giappone. Dove da molti anni si
sconta una pesantissima crisi dei valori immobiliari. Crisi che ha provocato
un grave effetto depressivo su tutta l'economia nipponica. La crisi del
mercato immobiliare giapponese non può essere sottovalutata a livello
globale, in quanto il Giappone costituisce la seconda potenza economica
mondiale per prodotto interno lordo ed è, grazie anche al risparmio
accumulato dalle famiglie giapponesi, il primo creditore mondiale. Inoltre
il Giappone vanta un elevato livello negli standard costruttivi, unitariamente
a vaste ed importanti aree urbane. Per la precisione il Giappone conta 128
milioni di abitanti e la "Grande Area di Tokyo", con 30 milioni
di residenti, è la più ampia area metropolitana al mondo. |
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Il caso
Giappone dovrebbe preoccupare particolarmente l'Italia, anche per le similitudini
esistenti tra le economie dei due Paesi che fino a qualche hanno fa si sentivano
spesso citare: alta propensione al risparmio dei cittadini, invecchiamento
della popolazione accompagnato ad un basso tasso di natalità, scarsa
liberalizzazione economica, soprattutto nel sistema bancario. Tutte similitudini
che da qualche tempo, in particolare da quando la locomotiva giapponese
ha mostrato segni di affanno, non si sentono più citare spesso. |
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D'altro
canto anche il Paese che vantava il mercato immobiliare europeo più
dinamico del decennio, la Spagna, con valori medi pressochè raddoppiati
negli ultimi sei anni, mostra ora segnali di rallentamento nelle vendite
e discesa dei prezzi.
| In
particolare Re/Max International, secondo maggiore intermediario statunitense
ha ridotto il valore di oltre 5mila abitazioni spagnole, con ribassi
anche del 26 per cento. |

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Mentre
secondo RR de Acuna & Associates di Madrid, le agenzie immobiliari
della Spagna quest'anno taglieranno del 10 per cento i prezzi delle case
di vacanza ( Bloomberg 21/03/07).
Anche
In italia si registra una certa stagnazione nelle vendite ed è
da fine 2005 che "i valori hanno smesso di crescere".
Così
sostiene Federico Oriana, Presidente dell'Associazione nazionale società
immobiliari. Secondo Oriana non sussisterebbero però in Italia,
al momento, rischi di bolla immobiliare. "Personalmente ritengo per
una serie di motivi che la bolla immobiliare da noi non esista: 1) i prezzi
medi in termini reali non superano quelli del 1991; 2) è almeno
un anno e mezzo che i prezzi hanno smesso di crescere; 3) il bisogno di
nuove abitazioni supera ancora largamente la disponibilità di appartamenti
sul mercato; 4) siamo tra i paesi europei dove i prezzi sono mediamente
più bassi e non siamo tra i Paesi dove sono cresciuti di più
negli ultimi 8 anni".
Prosegue
inoltre dicendo: "Nessun rischio bolla, quindi, ma certo il pericolo
di una prolungata stagnazione determinata dai provvedimenti governativi
del 2006/2007". "In Italia il tasso delle famiglie proprieratie
della prima casa ... è uno dei più alti del mondo: quindi
un calo dei valori interesserebbe praticamente tutta la popolazione. Migliaia
di immobili in sofferenza bancaria verrebbero immessi contemporaneamente
sul mercato innescando un effetto domino; le attività costruttive
rallenterebbero a causa della scarsa remuneratività dei nuovi investimenti,
con gravi effetti negativi sul PIL e occupazione. Interrogativi questi
che il Governo dovrebbe porsi finchè è in tempo; una crisi
dell'immobiliare non troverebbe da noi adeguate casse di compensazione
in altri comparti economici e produttivi".
A
queste posizioni, che hanno sicuramente anche un significato "politico",
ma che non possono essere ignorate, si aggiungono notizie di altri segnali
preoccupanti . Ci si riferisce ad esempio allo studio redatto a marzo
2007 dal gruppo immobiliare Sarpi Spa di Milano, relativo in particolar
modo al centro di Milano dove a causa del degrado ( spacciatori, prostituzione
ecc) in alcune zone i prezzi degli immobili hanno subito pesanti debacle.
Alcune strade limitrofe a Buenos Aires -30% , Corso Como e Corso Garibaldi
-25% Viale Vittorio Veneto -15%. Ovviamente si tratta di situazioni particolati
ma ormai nei capoluoghi è molto frequente vedere andamenti dei
prezzi a "macchia di leopardo", condizionati da fattori come
l'immigrazione ed il degrado.
Questo
non per avvalorare ipotesi di una possibile futura depressione dei valori
immobiliari in Italia.
Assolutamente
no! Pensiamo e ci auguriamo che, per motivi tipicamente riconducibili
ai caratteri italici, l'andamento dei valori immobiliari in Italia subirà
al più momenti di stasi, ma manterrà nel lungo periodo valori
positivi.
A
favore di questo nostro convincimento gioca la scarsa propensione al cambiamento
delle strategie di investimento da parte delle famiglie italiane. In effetti
la diffidenza verso l'investimento finanziario è motivata oltre
che dalla scarsa comprensione delle dinamiche che regolono tali mercati
( e come dargli torto !!!!), anche dal fatto concreto che molte famiglie
ancora scontano le ripercussioni negative sui loro risparmi derivanti
da pesanti crisi dei mercati finanziari, forse non recentissime, ma sicuramente
non ancora totalmente assorbite. Sia finanziariamente che, in primo luogo,
psicologicamente.
Questo
solo per ricordare, a chi l'avesse dimenticato, che il futuro in economia,
al di là delle previsioni, non è conoscibile. E che pertanto
tale possibilità non può essere esclusa.
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| Ogni investitore,
senza trascurare tutte le possibili analisi della situazione di mercato
attuale e tutte le ipotesi possibili sugli scenari futuri, dovrebbe praticare
con umiltà quella che in genere viene definita, in termine tecnico,
"differenzazione". |
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Se
non è scientificamente possibile prevedere il futuro una saggia
differenzazione degli investimenti porta ad una differenzazione del rischio
proteggendo il risparmio dagli eventi eccezionali ( che possono colpire
solo una parte di esso ). Nel lungo periodo infatti non sono le riduzioni
di rendimento, quali il mancato affitto o la rendita sotto alla media
che provocano danni a volte irrimediabili. Ma la distruzione del capitale
iniziale ( anche parziale ) o del bene che produce reddito.
Una
precisazione, con questo non intendiamo assolutamente dare indicazioni
di investimento e lo schema sopra riportato è di puro riferimento.
Il
mondo è cambiato molto nell'ultimo secolo. La rendita fondiara
è solo un ricordo lontano e manca la memoria collettiva del dramma,
anche economico oltre che umano, causato dal passaggio dall'economia agricola
a quella industriale. Eppure ci stiamo ( tra molte resistenze ) trasformando
in una economia post industriale, abbandonando quella economia industriale
che sembrava, a molti, il punto di arrivo finale. Ed il mondo attorno
a noi sta cambiando velocemente. Molto velocemente.
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 |
Le distanze
sembrano essersi quasi azzerate. L'economia globalizzata ( al di là
di tutte le demonizzazioni) è ormai una realtà. Tutti se ne
possono rendere conto semplicemente assitendo allo sfilare lento di una
nave porta-container all'ingresso del porto di Miami. Enorme, stracolma
di container sfacciatamente marchiati China. La cosa colpisce moltissimo.
Anche per il bagaglio culturale che da italiani mi ci si porta appresso.
Come colpisce la distesa enorme di container, che gru gigantesche scaricano
ogni giorno dalle navi attraccate e che poi vengono avviati tramite ferrovia
nel resto del Paese. |
| Ma non
solo. La sorpresa prosegue quando si osserva che la quasi totalità
delle merci esposte nell' interminabile susseguirsi di shopping center,
mall, negozi, di ogni genere, tipo e dimensione, che caratterizzano Miami,
è prodotta fuori dal Paese. |
| E questo
ostentatamente esposto ( il cartellino del Paese di produzione è
in bella mostra ) e non nascosto come in Italia. Dove molte importanti "firme"
si limitano a sottoporre le merci, sul suolo patrio solo "al controllo
qualità", attaccando qualche bottone e applicando l'etichetta
Made in Italy", a merci fatte produrre in India o nell'Europa dell'est. |

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|
Non
è possibile sapere se le multinazionali statunitensi ed i loro
manager abbiano scelto la strada giusta nella quasi completa delocalizzazione
dell'attività produttiva in paesi terzi. Saranno i risultati economici
dei prossimi decenni a dirlo. Sappiamo però che sono state decisioni
prese assolutamente fuori da ogni condizionamento politico o ideologico,
in base alle opportunità offerte dal mercato e finalizzate al conseguimento
di un proseguimento dell'attività profittevole delle loro società
nel lungo periodo.
D'altra
parte il mercato è giudice sovrano, vedremo nei prossimi anni.
Ma
in questi scenari mondiali che dire del mondo del "mattone"?
Semplicemente
che il mercato immobiliare, tra i più antichi mercati conosciuti,
segue, appunto, regole antiche in un contesto di fortissimi cambiamenti.
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Parliamo
ovviamente del mercato immobiliare inteso come "rendita ed investimento",
perché quello finalizzato all'utilizzo diretto del bene per uso personale
non necessariamente deve rispondere a requisiti quali ad esempio: redditività
dell'investimento, propensione all'apprezzamento in base all'arco temporale
stimato per l'investimento o fattori quali "rischio paese" o "valuta". |
|
Semplicemente
nel caso si volesse acquistare una casa perché questa serve per
viverci, soprattutto in base alle abitudini degli italiani che mantengono
la proprietà delle case in cui risiedono per lunghi periodi ( negli
USA l'arco temporale medio di proprietà di una abitazione si aggira
attorno ai 5 anni), parametri quali in prezzo di acquisto possono essere
scarsamente significativi, se paragonati all'arco temporale in cui si
manterrà la proprietà di detta casa, arco temporale che
potrebbe prolungarsi anche per decenni. L'acquisto di una casa in cui
vivere, nel quale prevale il "valore d'uso" mantiene comunque
egregiamente anche la funzione investimento, soprattutto se l'acquisto
è fatto con oculatezza e si può dimostrare nel tempo un
ottimo veicolo di salvaguardia del risparmio familiare.
|
| Anche l'acquisto
delle classica seconda casa per uso personale o talvolta "misto",
risponde per lo più a criteri legati alla percezione del livello
di gratificazione derivante dallo stesso possesso, oltre che dall'utilizzo,
anche per brevi periodi, del bene stesso. Anche in questo caso spesso si
procede con un classico:
1.
mi piace 2. ho
i soldi per acquistarla o posso farmeli prestare, perché il mio reddito
mi consente di pagare interessi e capitale 3. la
compro. |

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Ovviamente
la parte "investimento" in questo caso è più rilevante,
in quanto l'utilizzo personale è, dal punto di vista temporale,
più limitato che nel caso dell'abitazione di residenza. Prevalgono
in questo caso le aspettative di apprezzamento del valore immobiliare
piuttosto che quelle della rendita. Anche in questo caso comunque si tratta
di un eccellente veicolo sul quale incanalare il risparmio familiare.
Ultimo
caso è quello dell'investimento puro finalizzato sia alla rendita
che alla prospettiva di un apprezzamento dei valori immobiliari. Anche
in questo caso, opportunamente affiancato agli strumenti finanziari, fornisce
un ottimo veicolo per la tutela e la salvaguardia del risparmio personale
o familiare.
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Ovviamente
il puro investimento richiederebbe una maggiore "freddezza" nelle
fasi decisionali. Quando si dice che il futuro non è conoscibile
non si afferma che non si possono fare previsioni. L’incertezza del futuro
rientra nel rischio di impresa. Pertanto
ogni investimento, anche l’investimento immobiliare, in quanto assimilabile
alla attività di impresa, richiede un’analisi previsionale. |
| Non
solo, accanto all'attività previsionale deve essere affiancata la
scelta degli strumenti sui quali indirizzare i propri investimenti. Sempre
per utilizzare paroloni altisonanti: l'Asset allocation. |
| Per
sintetizzare, in base all’attuale scenario politico-economico-finanziario
individuare le quote di risparmio da indirizzare ad esempio su prodotti
finanziari ( segue scelta dei settori e delle tipologie, titoli o
obbligazioni e delle valute nelle quali investire ) e quella da investire
sull’immobiliare ( segue scelta delle tipologie delle aree geografiche e
delle valute e dei rendimenti attesi ). Questo è un criterio
che andrebbe seguito anche al di là delle disponibilità finanziarie
o di reddito. In pratica... un po' di qua e un po' di là. Se c'è
poco da mettere magari si sceglierà solo l'investimento meno rischioso.
Ma non si può prescindere da questo tipo di analisi. |
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Torniamo
all'investimento immobiliare. Nel caso si disponesse di sufficienti quote
di risparmio o di sufficiente reddito per riuscire ad operare in leva
finanziaria, e si decidesse di procedere ad un investimento immobiliare,
l ’acquisto di un immobile comporta una serie di voci passive e una serie
di voci attive che vale la pena si sinterizzare.
Le
voci passive sono costituite essenzialmente da quello che possiamo chiamare
"passività finanziaria", cioè dai costi di manutenzione-spese
condominiali, consulenze e tasse. Inoltre da quella che potremmo definire
"passività immateriale" costituita dall'attività di
aggiornamento dell'investitore sull'evolversi della situazione
socio-politica-normativa del Paese in cui si è investito,
cosa che è piuttosto immediata se il Paese dove si è investito
è quello dove di risiede, più oneroso se si è investito
all'estero. In pratica la gestione del cosiddetto "rischio Paese".
Le
voci attive sono costituite invece dall'"attivo finanziario"
cioè dalla rendita degli affitti e dall’eventuale rivalutazione
al momento della vendita e dall'"attivo immateriale" costituito
dalla gratificazione per l'uso ed il possesso del bene.
Per
concludere, così come per gli investimenti finanziari gli strumenti
disponibili oggi consentono un'ampia differenziazione tra "rischi
valuta" e "rischi Paese" facendo sì che una parte
consistente dell'investimento finanziario degli italiani sia sia già
spostato oltre confine .
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Anche
per l'investimento immobiliare, la riduzione dei costi dei viaggi aerei
sulle lunghe tratte, unitariamente alla propensione ed alla consuetudine
di lunghi viaggi per le vacanze, rendono ormai abituali, per una sempre
più ampia fascia di italiani, la frequentazione periodica e la conoscenza
di nuovi Paesi. Queste frequentazioni abituali stanno portando un numero
sempre maggiore di italiani ad investimenti immobiliari all'estero. |
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Le
motivazioni principali sono quelle della casa vacanza per la famiglia
o studio per i figli (in particolare nei paesi di lingua anglosassone).
Si sta ampliando in questi ultimi anni anche il numero di italiani che
intraprendono investimenti immobiliari all'estero finalizzati alla rendita
ed alla plusvalenza.
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