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2012-05-31 - A volte le parole pesano come macigni. Il presidente della Bundesbank Jens Weidmann alla fine della settimana scorsa ha definito i finanziamenti a tre anni della BCE agli istituti bancari europei “..come la morfina: riducono il dolore ma non curano la malattia..” (ASCA). Sicuramente anche a dichiarazioni come queste si deve la percezione che il clima attorno alle problematiche di quella che viene attualmente definita sui media internazionali “la crisi che viene dall’Europa”, sia bruscamente cambiato. Dopo l’ultima tornata elettorale con il cambio del Presidente in Francia e anche in Germania con il governo battuto in elezioni amministrative, si era immaginato un certo allentamento nella linea di rigore fin qui tenuta. Che sia in atto un braccio di ferro sulle decisioni di politica monetaria da prendere per affrontare la crisi è evidente. Il livello dello scontro lo si evince dalle parole del presidente della Bundesbank e da quelle di Mario Draghi che di fronte al parlamento europeo oggi ha affermato che “la BCE continuerà a dare prestiti solo alle banche che sono solventi”(Adnkronos) ma anche a proposito di Bankia che non dovremmo drammatizzare la situazione già dalle prime avvisaglie di difficoltà”.(ASCA). Per intenderci Bankia è il terzo gruppo bancario spagnolo per importanza per la quale il governo spagnolo ha in pochi giorni prima nazionalizzato la banca e poi ha predisposto una ricapitalizzazione della stessa attraverso un sistema molto simile a quello adottato per il finanziamento a tre anni della BCE emettendo nuovi titolo di debito pubblico da fornire alla banca affinchè li scontasse presso la BCE per ottenere una linea di credito. Ieri erano filtrate notizie tramite il solito Financial Times secondo cui una fonte ufficiale della BCE aveva definito “inaccettabile” il piano del governo spagnolo. Tutti i giornali e le agenzie di stampa avevano titolato di conseguenza di una bocciatura da parte della BCE. Le precisazioni di oggi di Draghi che parla esplicitamente di banche solvibili e fino a prova contraria sia Bankia che i titoli di debito pubblico spagnolo lo sono, sembra riallineare le cose. Il problema vero sta nella mossa del governo spagnolo che di fatto ha individuato una strada per creare liquidità in modo autonomo emettendo debito pubblico e ponendo di fatto in salvo la banca nazionalizzandola e legandola di fatto al destino del paese. Autonomia decisionale che sembrava negata ai governi nazionali dalle regole e dalle direttive in atto sino ad ora. Si era detto anche che il governo di Madrid avesse fatto l’operazione senza consultarsi preventivamente con Bruxelles. Vedremo nei prossimi giorni se le cose stanno proprio così. Nel frattempo l’euro si è ulteriormente indebolito sul dollaro e in queste ore il cambio è sceso anche sotto quota 1,24 prolungando il trend discendente della valuta europea sulle principali valute. Si presume che lo scontro in atto sia finalizzato ad indirizzare le preannunciate nuove iniziative da parte della BCE finalizzate e rilanciare la crescita. In questa sequela di dichiarazioni solo le mosse concrete della BCE potranno influenzare in modo duraturo l’andamento dei cambi.


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