Cambio euro/dollaro il 14/6/2013: 1.3303 Variazione rispetto al giorno precedente: -0.09% (1.3315)
Scost. ad un anno: 5.99%
Scost. da inizio anno: 0.31%
2012-06-19 - La BCE aveva fatto trapelare venerdì che si stava apprestando a fare ricorso ad una “iniezione di liquidità” nel sistema bancario “senza limitazioni”, per scongiurare un possibile credit crunck sui mercati europei. Questo qualora gli elettori greci avessero fatto prevalere i partiti intenzionati a ridiscutere con Bruxelles le condizioni per consentire alla Grecia di rimanere nell’area euro. In pratica era stata brandita un’arma nucleare anche per prevenire la speculazione. In effetti il risultato delle elezioni greche era stato caricato di una importanza che probabilmente non aveva. Molti analisti hanno confermato lunedì stesso, che, malgrado il risultato elettorale, il rischio che la Grecia esca dall’area euro rimangono attorno al 20%. Al momento la BCE ha mostrato solo la pistola senza sparare e la FED, che si riunirà oggi a Washington, dovrà decidere quali mosse prendere. Difficile comunque prevedere che vi possa essere un perfetto coordinamento tra le due banche centrali. L’andamento economico tra i paesi anglosassoni con il costo del rifinanziamento del debito pubblico praticamente pari a 0 negli Stati Uniti e allo 0,5% in Gran Bretagna si discosta troppo dalla situazione dei cosiddetti Paesi periferici dell’area euro dove la Spagna paga il 6% e l’Italia il 5%. Un livello di tassi che se si prolungasse a questi livelli porterebbe il debito pubblico italiano a raddoppiare nei prossimi 10 anni. Nel corso dei lavori del G20 in corso in Messico il premier britannico, Davis Cameron ha affermato: “L’eurozona ha due scelte, o si abbassano i salari e i prezzi nei paesi periferici per favorire la loro competitività oppure i paesi del nocciolo duro dell’Eurozona aiutano quelli periferici condividendo una parte del loro debito pubblico”. Oltre a questo serve “un maggior attivismo della BCE a sostegno della domanda” come già fatto dalla Banca D’Inghilterra e dalla FED. Il premier Britannico ha inoltre aggiunto che il suo paese non aderirà mai all’unione monetaria, né tantomeno a quella bancaria e politica. Come si vede la politica comincia a porre paletti e a prendere le distanze anche rispetto alle dichiarazioni della cancelliera Merkel che venerdì aveva dichiarato: “nessuno può convincermi sugli Eurobond, non farebbero altro che peggiorare i problemi dell’unione monetaria”. Non vi possono essere posizioni di politica economica più discordanti di queste e ovviamente i mercati ne prendono atto.